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Full text of "Vendetta Slava; melodramma in tre atti. Da rappresentarsi nel Teatro Argentina, la primavera del 1867"

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MELODRAMMA  IN  TRE  ATTI' 

coir ,  MUSICA 
DE  PIETRO  PIATANE^ 


VIDDITOA  mU 

MELODRAMMA  IN  TRE  ATTI 

MUSICA   DEL  MAESTRO 

PIETRO  PLAT4NIA 

DA  RAPPRESENTARSI 

NEL  TEATRO  ARGENTINA 

LA  PRIMAVERA  DEL  1867. 


ROMA 

Presso  Gio:  Olivieri  Tipografo  della  Romana  Univ. 

CO»  FEH  MESSO. 


A  L    L  È  T  T  0  R  E 


Gli  Slavi,  popolazione  originale  ,  che  in  epoca 
oscura  alla  storia  9  avendo  abbandonati  i  dintorni  del 
mar  Baltico  ,  vennero  a  stabilirsi  tra  1'  Elba  ,  la  Vi- 
stola e  il  Danubio  ,  son  noti  per  la  loro  indole  sel- 
vaggia e  caratteristica.  Teneano  sacra  la  vendetta  7 
e  non  toglievansi  di  vista  il  vestimento  dell'  ucciso  , 
se  non  dietro  averlo  vendicato-  L'  ospitalità  ,  V  ami- 
cizia ,  V  amore  aveano  in  essi  quella  decisa  energia 
eh'  è  propria  di  ogni  tribù  selvaggia.  Nel  secolo  de- 
cimo i  Veneziani  ,  avendo  conquistata  la  Dalmazia  , 
ebbero  che  fare  eziandio  con  la  Slavo nia  ,  sulla  qua- 
le voleano  estendere  il  loro  dominio.  L'  autore  si  è 
valso  di  questo  filo  istoricò  come  fondamento  del 
presente  Dramma. 


PERSONAGGI  ATTORI 


LIDA  ,  giovane  Slava  sposa 

di  Sigg.  Firg.  Pozzi-Branzanti 

VENIERO,  veneziano    .     .  Gio:  Valentini-Cristiani 
IVANO,  fratello  di  Lida     .  Cesare  Boccolini 
COMAL,  vecchio  slavo    .    .  Luigi  Vecchi 
MALVINA  \  confidente  di 

Lida     .......  Elvira  Ricci 

Un  fanciullo  N.  N. 

Cori  e  Comparse. 

Contadini  -  Montanari  di  ambo  i  sessi  -  Guerrieri  - 
Sacerdoti  -  Anziani  -  Popolo. 

3N eli7  atto  1°  le  danze  popolari  saranno  eseguite  dal 
Corpo  di  ballo. 

L1  azione  è  in  un  villaggio  della  Slavonia  sulle 
sponde  del  Danubio  -  £S  epoca  il  secolo  X. 

La  1a  ,  3,  e  4a  scena  è  stata  dipinta  dal  Sig.  Giu- 
seppe Ceccato  ,  la  2a  dal  Sig.  Luigi  Bazzani  , 
la  5a  e  la  6a  dal  Sig.  Carlo  Bazzani. 

Maestro  Direttore  della  Musica  Sig.  Eugenio  Terziani 
Poeta  Direttore  di  Scena  Sig.  Giuseppe  Cencetti 
1°  Violino  Dirett.  d'  Orchestra  Cav.  Emilio  Angelini 
M°.  Istruttore  de'  cori  sig.  Vincenzo  Molajoli 
Buttafuori  di  scena  sig.  Fabio  Arrighi 
Direttore  del  vestiario  sig.  Giuseppe  Parenti 
Machinista  sig.  Francesco  Morelli 
Attrezzista  sig.  Andrea  Unzere 

Tutte  le  decorazioni  sono  di  proprietà  dell'  im- 
presario Sig.  Vincenzo  Jacovacci. 


U  libretto  è  di  proprietà  dello  stesso  Maestro. 


5 

ATTO  ^BllO 

Amena  campagna  sulle  sponde  del  Danubio.  Da 
sinistra  due  vie,  una  che  conduce  sur  una  altura  V  al- 
tra in  un  piano,  d'  onde  si  scorge  il  vestibolo  d'  un 
tempio  in  forma  triangolare.  In  lontananza  veduta 
dell'  antica  città  di  Reidgost.  È  un  bel  mattino  di  pri- 
mavera. -  Si  festeggia  V  anniversario  delle  nozze  di 
Lida.  Gran  movimento  festivo  fuori  e  dentro  la  sce- 
na; ma  tutto  con  semplicità. 

SCENA  PRIMA 

Fanciulli,  che  colgono  fiori;  e  li  deppongono  in 
canestri;  Donzelle,  alcune  sedute  intessono  ghirlan- 
de e  mazzetti,  altre  carolanti,  ed  altre  che  passeg- 
giano. -  Coro  di  fanciulli  e  donzelle) 
Coro  di  donne 
Come  ride  1'  oriente 

Al  fulgor  del  sol  nascente  ! 
Grato  incenso  al  cielo  estolle 
Ogni  piano  ed  ogni  colle. 

Voci   LONTANI?    DI  UOMINI 

Viva  Lida  !  A  te  sorrida 
Fausto  imene,  e  lieto  amor  ! 
Parte  del  coro 
Di  tripudi,  danze  e  canti 
Son  le  sponde  risonanti. 
Altri  Della  gioia  la  più  pura 

Tutta  ter  ve  la  pianura. 
Voci  di  dentro   e  più  vicine 
Villanelle,  a  festa  a  festa 
Accorrete,  e  voi  pastor. 

SCENA  II. 

Contadini  e  montana?^  che  discendono  dalV  al- 
tura con  istrumcìiti  villarecci;  indi  Lida,  M  alvina  e 
z  precedenti '. 

Donzelle  (correndo  incontro  a  Lida) 
Fiori  e  canti  a  Lida  bella; 


f»  ATTO 

Essa  è  qui  lucente  stella. 
Tutti  [offrendole  dei  mazzetti) 

Viva  Lida  !  Ai  nostri  cori 

E  sorriso  dell'  amor. 
Lida  {prende  un  mazzetto) 

Grazie  a  voi  -  Tornate  ai  fiori; 

M'  è  palese  il  vostro  cor. 
Tutti  yiva  Lida  !  Ai  nostri  cori 

E  soxtìso  dell'  amor.      (si  allontanano) 

SCENA  III. 

Lida  e  Malyina 

Lida  O  care  e  liete  immagini 

Di  gioia  e  di  splendore, 

Ah  !  perchè  mute  e  pallide 

Piombate  sul  mio  core  ? 
Sento  una  voce,  un  palpito 

D'  amore  e  di  martir... 

Non  può  dal  ciel  tal  vincolo 

11  padre  benedir  ! 
Mal.  Perchè? 

Lida  iNon  sai  che  un  Veneto 

Mio  padre  trucidò  ? 
Mal.  E  un  prò'  guerrier  pur  veneto 

D'  un  figlio  ti  beò.    (suono  di  marcia  e 
grida  di  gioia  che  si  avvicinano) 
Lida  Suon  di  trombe  da  lontano  !•.. 

Mal.  Festa  è  ovunque... 

Lida  E  in  me  dolor  ! 

Cono  (di  dentro) 

Viva  il  prode  !  Al  forte  Ivano 

Facciam  tutti  plauso  e  onor  ! 
Lida  Mio  fratello  !  ... 

Mal.  Andar  dovrai 

Oggi  altera  ... 
Lida  (Oh  mio  terror  !  ) 

Mal.         Riede  Ivano  al  patrio  tetto  : 

T'  ama  tanto  il  tuo  consorte  ; 

Fior  d'  amor  è  il  pargoletto  ; 

Qual  miglior  della  tua  sorte  ? 
Lida  O  Veniero  !  o  figlio  mio  ! 

Per  voi  trema  ,  agghiaccia  il  cor. 


PRIMO  7 
Unica  mia  deliaia 

O  mio  conforto,  amore, 

A  voi  d'  accanto  un'  estasi 

La  vita  mia  sarà. 
Ma  se  feroce  1'  odio 

Rugge  di  Slavo  in  core, 

Col  sangue  d'  una  vittima 

Alfin  si  spegnerà. 
Mal.  Vieni,  s'  accalca  il  popolo; 

Volgiamo  altrove  il  piè.  (partono) 

SCENA  IV. 

Coro  di  contadini  e  montanari  di  ambo  i  sessi  , 
fanciulli  che  a  poco  a  poco  popolano  la  scena 

Coro  di  Uomini  Già  perduto  si  credea 
Il  rampollo  degli  eroi; 
Vincitore  qui  fra  noi 
Ei  fra  poco  giungerà. 

Altri  del  coro  che  arrivano 

E  presso  alla  riva 
Col  vecchio  Cornai  lo. 
Donne  e  Fanciulli    Di  sopra  quel  vallo 

Goder  si  potrà. 
Uomini  Perchè  non  si  vede 

Cogli  altri  Veniero  ? 
E  un  Veneto  altero 
Che  uguale  non  ha. 

(Ascendono  sopra  un  poggio 

Parte  del  coro 

Fors'  ei  non  ignora,  che  il  nostro  valore 
Dell'  Adria  al  leone  P  ardire  domò. 

Altri     E  eh'  ei  di  Venezia  per  noto  rancore, 
D'  Ivano  a  dispetto  la  suora  sposò. 

Tutti  Ivano,  P  amico  del  nostro  villaggio, 

Ai  più  generosi  non  cede  in  coraggio  ; 
Or  carco  di  allori  fra  mille  guerrier, 
Incede.,,  s'  avanza...  sgomhriàmo  il  sentier, 


8 


ATTO 


SCENA  V. 

Ivano,  Comal  e  coro,  che  al  comparire  d}  Ivan©  pro- 
rompe in  voci  di  evviva.  -  Soldati  slavi  a  suono 
di  marcia  trionfale  traversano  la  scena  ,  avvian- 
dosi verso  il  tempio.  In  tal  mentre  ha  luogo  il 
seguente  dialogo 

Iv.       «  O  cara  terra  !  o  cielo  ! 

«  Io  ti  riveggo  alfin  ,  dopo  tanti  anni 
«  Di  sanguinosa  guerra  !... 
«  Io  sì  fiaccai  V  indomita  baldanza 
«  Al  Veneto  rapace, 

«  Ch'  estender  qui  volea  la  sua  bandiera, 
«  ]Non  fu  sì  forte  il  braccio  mio  nel  campo, 
«  Quanto  tremendo  piomberà  sul  crudo 
«  Vile  assassin  del  prò*  Svaran,  mio  padre, 

Com.  «  Ah  sii  pietoso  ! 

Iv.  «  E  parla 

«  Accenti  di  pietà  labbro  di  Slavo 
«  Quando  vendetta  freme  ? 
«  Vili  tre  volte  ,  abbominati,  infami 
«  Figli  dell'  Adria  tutti  ! 

Com,  »  Ah  non  è  vero  ! 

«  T'  accieca  il  tuo  furor  Un  tal  Veniero, 
«  Veneto  anch'  ei,  non  è,  non  è  di  questi. 
«  Generoso,  cortese  al  par  che  prode, 
«  Del  mio  figliuolo  a  lui  debbo  la  vita, 

Iv.      «  Quai  detti  ? 

Com.  «  Prigioniero 

«  Dell'  altera  Venezia  , 
«  Dannato  a  morte  egli  era  ; 
«  Nessun  conforto  o  speme 
«  Lontan  da  me,  gemente  padre,  avea. 
«  Di  sua  pietà  vedea 

«  Veniero  il  duol,  se  ne  commosse,  e  sciolto 
«  Libero  il  rese.  E  a  lui,  nobil  guerriero  , 
«  Tutto  il  danno  tornò.  Che  perseguito 
«  Qual  traditor,  lungi  da'  suoi,  non  trova 
«  Che  in  me  un  amico,  e  in  questo  suolo  un  tetto. 

Iv.       «  Che  dici  ?  Ov'  è  quest'  empio  ? 

Com.    «  Ove  trascorri  ?  Andiam;  mi  segui  al  tempio.  « 

(&  avviano  verso  il  tempio) 


TERZO  9 
SCENA  VI. 

Stanza  in  casa  di  Lida.  Yeniero  solo. 

Vin.  Quali  funesti  giorni 

D'  amara  vita  io  traggo  ! 
La  tua  mestizia,  o  Lida, 
E  potente  veleno  che  m'  uccide. 
Ahimè!  presago  è  il  core!  O  terra  mia, 
Me  innocente  dannasti;  io  dell'  esiglio 
Nei  dolori  incompresi  a  te  deliro, 
Mi  volgo,  invoco  in  pianto,  a  te  sospiro  ! 
Oh  mia  Venezia  !  oh  memore 

Adriaca  laguna  ! 

Più  non  vedrò  la  splendida 

Beltà  che  in  te  s'  aduna. 

Sol  mi  sorride  un  genio 

Neil'  ombre  del  dolor. 

In  te,  mia  cara,  un'  iride 

Avrò  di  speme  e  amor. 

SCENA  VII. 

Lida,  Malvina  con  un  fanciullo  e  detto, 

Lida  O  sposo,  o  mia  delizia  ! 

Ven.  O  Lida,  figlio  mio  ! 

A  due  (abbracciandosi) 

L'  amor,  la  patria,  V  Eden 

In  voi  ritrova  il  cor. 
Lida  E  giunto  Ivano  :  al  tempio 

Ei  muove. 
Vej*.  Oh  cielo  ! 

Lida  Al  figlio 

Sovrasta  rio  periglio. 

Questo  innocente  pargolo 

S'  involi  al  suo  furor. 
Vew.  Tu  sei  con  me:  dall'  anima 

Bandisci  un  vii  timor. 
Chi  dal  paterno  core 

Osi  strapparlo,  tremi  ! 

Sfido  brutal  furore, 

Son  veneto  guerrier. 


10  ATTO 

Lungi  da  queste  porte 

Giorni  trarrei  di  morte  ; 

E  a  me  per  voi  la  tomba 

Viltà  sarìa  temer, 
Lida  Andiam  da  lui. 

Vbn.  Mia  Lida, 

Che  dici  mai  ? 
Lida  Mi  segui 

Ven.  Dove  ? 

Lida  Ti  sien  di  guida 

I  passi  miei,  Venier  ! 

SCENA  Vili 

Tempio  di  Perun  ,  ornato  di  simboli  e  simulacri 
di  divinità  slave  con  elmo  e  corazza.  Porta  chiusa  in 
fondo  di  forma  triangolare.  Nel  centro  statua  colossale 
del  Nume  fiancheggiata  da  due  genii  ,  il  buono  e  il 
cattivo:  A  quando  a  quando  s'ode  tuonare  in  lontananza. 

Ivano,  Comal,  guerrieri ,  sacerdoti ,  popolo. 

1°  Coro   O  formidabile  possente  nume, 

Dall'  occhio  vigile,  eterno  lume  ! 
2°Coao  Per  un  benefico,  spirto  gagliardo, 

A  noi  propizio  volgi  lo  sguardo, 
Donne  e  Fanciulli  Tu  all'  alme  suscita  la  speme  ardita 

Neil'  odio  vindice  del  tuo  furor. 
Tutti     Tu  luce  e  tenebre  di  nostra  vita, 

Tu  fuoco  e  turbine  sterminator. 

(/  tuoni  rumoreggiano  gagliar demente) 
Se  per  poco  ti  mostri  adirato, 

Sin  dall'  imo  rovescia  il  creato  ; 

Tu  punisci  lo  slavo  spergiuro 

Che  la  soglia  ospitale  tradì. 

Ah  !  son  sacri  la  fede ,  lo  giuro, 

Per  chi  solo  i  tuoi  cenni  adempì. 

SCENA  IX. 

Lida,  Veniero  che  rimane  in  disparte,  e  detti. 

Lida  Prode  Ivano,  invitto  duce, 

Pien  di  lauri  il  crine  adorno, 
Presso  a  noi  ti  riconduce 
La  vittoria  ed  il  valor. 


PRIMO  1 1 

Iva.  Mia  sorella  ! 

Lipa  (stringendolo  al  seno)  Deh  !  m'abbraccia. 
Iva.  Per  me  lieto  è  questo  giorno. 

Lida  Sposa  io  sorì. 

Vek.  (11  cor  m'  agghiaccia) 

Lida  (prendendo  per  mano  Veniero  ,  lo  presenta  ad 
Ivano) 

Ed  è  questi  il  mio  signor. 
Com.  Chi  vegg'  io  ?  Venier  !  (accorrendogli) 

Ven.  (abbracciandolo)  Comallo  ! 

Iva.  (Qual  sospetto  !  (a  Cornai)  Forse...  desso 

È  quel  tal? 
Lida  (Oh  istante  !  ) 

Com.  (ad  Ivano)  Ei  stesso: 

Perchè  fremi  ? 
Iva.    (coprendosi  il  volto  colle  mani) 

O  mio  rossor  !  (lampi  e  tuoni) 
[con  ira  repressa  a  Lida  in  disparte) 
Tu  d'  un  Veneto  consorte  ? 
E  fia  vero  ?  Ah  no,  giammai  ! 
Lida  Quel  che  il  cielo  unì,  la  morte 

Separar  ,  non  tu  potrai. 
Iva.  Dell'  infamia  del  delitto        (con  furore) 

E  P  eccesso  smisurato  ; 
Un  terribile  conflitto 
L'  ombra  inulta  placherà. 
Questo  nodo  abbominato 
11  mio  ferro  troncherà. 
Com.  Ah  !  ti  placa  Ivan  ,  pei  cari 

Padri  tuoi,  per  qnesto  antico 
Crin  canuto  dell'  amico..». 
Iva.  Noi  sperar. 

Com.  Rimorsi  amari 

Il  tuo  core  piangerà. 
Deh  !  t'  arrendi  ! 
Iva*  ]\on  poss'  io. 

Lida  Cedi,  ah  cedi  al  pianto  mio  !  (ad  Ivano) 

Ei  sebben  Veneziano, 
Ha  di  Slavo  e  mente  e  cor. 
Iva.  Mei  prometta  e...  tosto. 

Lida  Ivano, 

Di'  ,  che  brami  ? 
Iva.  Un  giuramento; 


12  ATTO 

Tergerà  col  pentimento 
Ei  la  macchia  e  il  disonor. 
Ven.  (Ove  son  ?  che  far  degg'  io  ?) 

Com.  {prende  la  destra  di  Veniero  e  V  accosta  a  quel- 
la dr  Ivano) 

Egli  a  te  s'  arrende  già. 
Iva.  (a  Veniero)  Giuri  al  ciel  ! 

Ven.  (lo  tremo,  oh  Dio!  ) 

Com.  (a  J^eniero)  Giura  al  ciel.  (mentre  Peniero  è  per 
distender  la  mano  in  atto  di  giuramento  ,  un 
uragano  impetuoso  spalanca  la  porta  del  tem- 
pio e  spegne  i  lumi.  Terrore  generale.  In  fon- 
do scorgonsi  le  onde  procellose  del  fiume  ,  ed 
una  barca  presso  a  sommergere.) 
Tutti  Che  mai  sarà  ? 

Lida  (D'  orrore  un  tremito 

In  sen  mi  piomba, 
E  tutta  invademi 
Un  gel  di  tomba. 
Non  posso  reggere, 
Vacilla  il  pie.) 
Ven.  e  Com.    (Un  gel  trascorrere 
Sento  per  V  ossa; 
Quasi  da  folgore 
L'  alma  percossa, 
Incerta  e  trepida 
Non  sa  perchè), 
lv.  e  Slavi      (Dell'  ira  al  tremito 

-pv  .  miei  . 
Dei       .  tormenti 
suoi 

Si  mesce  il  sibilo 
Degli  elementi, 
Che  pronta  invocano 

Vendetta  a  *ne 
te. 

Iva.  {risoluto)  Sia  Svaran  vendicato, 

E  il  suo  tetto  non  più  contaminato. 

SLàvi  {ripetono)  Sia  Svaran  vendicato, 

E  il  suo  tetto  non  più  contaminato  ! 


PRIMO  13 

SCENA  X. 

Donne  e  fanciulli  piangenti  entrano  frettolosi  ,  e  sì 
prostrano  innanzi  al  simulacro  ,  e  i  precedenti . 

Coro  di  donne  e  fanciulli 

Già  preda  all'  onde  in  fragili  navigli, 
O  Ciel  soccorri  i  nostri  padri  e  i  figli» 
Alle  madri,  alle  spose,  ai  genitpr. 
Deh  !  gli  rendi,  o  signor  ! 

Il  besto  del  coro. 

Preghiam,  preghiam  per  lor  ! 

(rimangono  in  ginocchio) 

Ivano  e  gli  anziani  coi  pugnali  sguainati. 

tutti  SJuiate9     vendetta  tremenda 
£S  01  giuriamo, 

(la  tempesta  è  al  suo  colmo) 
Sul  capo  omicida  dal  cielo  discenda  ! 

Liba,  V»n.  Com.  E  V  onta  mortai  -  cancelli  il  pugnai  ! 

Tutti  Trafitto,  squarciato  tra  fieri  tormenti, 

La  polvere  iniqua  ne  sperdano  i  venti, 
Né  resti  memoria  del  vii  traditor. 

(Quadro,  abbassi  la  tela.) 


14 

ATTO  SECONDO 

Stanza  rustica  a  pianterreno  coperta  di  travi,  dal 
cui  centro  pende  una  veste  insanguinata:  porta  in  fon- 
do aperta,  d'onde  si  scorgono  in  lontananza  vedute  pit- 
toresche di  campagna.  Una  rozza  tavola,  e  pochi  arnesi 
logori  per  vetustà  sono  sparsi  qua  e  là  disordinatamente. 

SCENA  PRIMA 

Ivano  seduto,  tien  appoggiato  il  capo  sulla  tavola. 
Dopo  breve  pausa  esclama: 

Il  doppio  oltraggio  alla  paterna  tomba 
Cancellerò  col  sangue  ! 
Mi  pagherai  tu  V  onta, 
O  veneto  superbo,  e  tu  del  pari 
Indegna  figlia  di  Svaran,  già  sposa 
All'  assassin  del  padre. 
Te  per  punirti,  o  ria, 
Farò  strumento  alla  vendetta  mia. 
Per  ignoti  estranei  lidi 
Io  cercai  quel  maledetto, 
Or  che  torno  al  patrio  tetto 
Lo  ritrovo  in  braccio  a  te. 
Suora  indegna  !  e  tu  sorridi 
A  quel  perfido  sgherano, 
E  tu  stringi  quella  mano 
Che  la  morte  al  padre  ahi  !  die  ! 
Voci  lontane  Sia  Svaran  vendicato, 

E  il  suo  tetto  non  più  contaminato. 
Iva.  (alzandosi  gitasi  forsennato  trae  dal  petto  un 
Ombra  del  padre  irata,  pugnale) 
Ah  placati,  sarai  tu  vendicata  ! 

(con  T'abbia  lo  appunta  sopra  la  tavola) 

SCENA  II. 

Ltda  e  detto 

Lida    Eccomi,  Ivano,  ai  cenni  tuoi. 

Iva.    (scuotendosi)  Sorella  ! 


15 

Lida    Che  vuoi  da  me  ?  favella. 

Iva.    Siedi.  Goder  d'  un  tuo  dolce  sorriso 

Fammi  !"     (invita  a  seder  Licia) 
Lida  Non  sempre  il  riso 

È  del  cor  testimone.  11  tuo  ritorno 

Air  avito  soggiorno 

D'  un  pensier  mi  conturba. 
Iva.    Ed  è  ? 

Lida  Del  genitor  la  rimembranza 

L'insperata  vendetta... 
Iva.     La  brami  ? 
Lida  (con  risentimento) 

E  il  chiedi  ?  Ve'  tuttor  pendente 
La  di  Svaran  la  veste  sanguinosa . 
Iva.     Ahi  fera  vista  ! 
Lida  Oh  padre  ! 

Ah  quanti  colpi  !  e  quante 
Ferite  !  or  qual  m'  è  dato 
Soffrir,  finché  tu  resti  invendicato  ! 
Ahi  !  pel  notturno  orrore 
Spesso  mei  veggio  accanto; 
Muto  mi  guarda,  e  in  core 
Sento  agghiacciarmi  il  pianto. 
Ah  se  la  mano  ignorasi, 
Se  penso  ognora  a  te, 
Ombra  fatai  terribile, 
Dimmi  che  vuoi  da  me  ? 
Iva.  Che  vuol?  tergi  le  ciglia! 

L'  ombra  del  genitor 
Chiede  all'  amata  figlia 
Che  sveni  1'  uccisor. 
Lida  Ove  si  celi  additami  , 

E  obbedirò tti  allor.  (pausa) 
Iva.  Ebben,  Lida,  se  sapessi  (risoluto) 

Chi  tuo  padre  ha  trucidato, 
Che  faresti  ? 
Lida  (titubante)  Io  ! 

Iva.  (con  più  calore)  Sei  vedessi 

Qui  davanti,  inesorato 
A  ferire  il  braccio  avresti  ? 
Lida  (risoluta)  Slava  io  son. 
Iva.  Assai  dicesti. 

Deh  m'  abbraccia,  e  il  cenno  mio 


16  ATTO 

Ti  prepara  ad  eseguir. 
Lidà  Sì;  ma  pria  saper  vogl'  io 

In  qual  por  dovrò  ferir* 
Iva.  Oh  !  non  chiederlo:  è  un  arcano 

Che  non  posso  disvelar.. 
Li  da  Ip  ten  prego  ! 

Iva.  Il  preghi  invailo. 

Lida  (Qual  njistero  §i  nasconde  !) 

Iva?  (Ella  trema,  si  confonde.) 

(prende  il  pugnale  che  dà  a  IAda) 

Ecco  il  ferro...  3.  te  s7  addice 

Or  quest'  opra  consumar. 
Li  da  (risoluta)  Pronta  ip  son. 
Iva.  Da  te  più  accetta 

Fia  del  padre  la  vendetta; 

Giura. 

Lipa  Giuro  all'  esecrando 

Odio  e  morte  fulminar. 
Iva.  Profferito  è  il  giuramento; 

Sarà  pago  il  mio  pensiero: 
Per  sì  lieto  e  fausto  evento 
La  mia  gioja  ugual  non  ha. 
La  vendetta,  iniquo,  è  presta; 
Non  è  sogno  lusinghiero: 
Più  terrinile  e  funesta 
L'  ira  mia  ti  piomberà. 
Del  crudel  presentimento 
Che  mi  sta  nel  cor  confitto? 
Pos§a  questo  giuramento 
Il  mio  duolo  soffocar. 
Per  Venier,  per  V  amor  mio 
Sfiderei  maggior  conflitto: 
X)n  istante...  e  alfin  poss'  ip 
Nel  sorriso  i  dì  passar. 

(Ivano  si  allontana) 

SCENA  IH. 
Lida  sola  ,  e  poi  Veliero. 

LgDA    Quest*  arcano  tremendo 

Mi  turba  il  cor!..  Venier  nonriede...  ei  soIq 
Conforto  alle  mie  pene,  ei  sol  può  farmi 
Vincer  dubbiezza  tanto  amara  e  re$  ! 


SECONDO  17 
Che  far  ?  Io  tremo  ! 
Ven.  Lida  ! 

Sei  tu  ? 
Li  da  O  mio  Veniero  ! 

A  due  L'  amor  ,  la  patria  ,  P  Eden 

In  te  ritrova  il  cor. 
Ven.  Perchè  sì  triste? 

Lida    Un  funesto  pensiero 

Ch'  esprimere  non  so,  wl  ange  e  addolora: 
Penso  all'  estremo  anelito 
Del  padre  mio. 
Ven.  Ti  calma,  o  mia  diletta, 

Verrà  il  bramato  dì  della  vendetta, 
Lida  La  vendetta  che  giurai, 

Oggi  forse  compirò. 
Ven.  Oggi  !  e  come?  è  noto  ornai 

L  uccisor  chi  fosse  ? 
Lida  No^ 

Pure,.,  oh  Dio  !  nelP  alma  io  sento 
Un  terribile  sgomento, 
Che  tremar  mi  fa. 
Ven.  Mia  Lida, 

Non  ti  vinca  la  pietà. 
(Dal  fondo  della  scena  apparisce  Ivano,  segui- 
to da  Cornai  e  dagli  Anziani,  che  si  arrestano  sul 
limitare  della  soglia) 
Lida  (trae  dal  seno  il  pugnale) 

Di  mio  padre  P  omicida 
Questo  ferro  svenerà. 
Ven.  (riconoscendolo)    (Cielo  !) 
Iva.  (in  disparte)  (Iniquo!) 
Ven.  (Agli  occhi  miei 

Luce  orrenda  balenò  !) 
(a  Lida)         D?  onde  P  hai  ?  svelar  mi  dèi 

Quest'  arcano... 
Lida  Ti  dirò... 

Ven.  Non  mentire. 

Lida  II  ver  favello: 

Mei  donava  mio  fratello. 
Ven.  Cielo  !  Ivano  ? 

Lida  Ed  egli  solo 

Può  tue  brame  secondar. 


18 


ATTO 


SCENA  IV. 
Ivamo,  Comal,  Malvina,  Donne,  Slavi  ei  precedenti. 
Iva.  (fermandosi  in  mezzo  alla  scena) 

Egli  è  pronto.  Un  giorno  al  suolo, 

Presso  il  coi'po  insanguinato 

Di  Svarano  trucidato, 

Si  rinvenne  quelP  acciai*. 
Tutti  (meno  Veniero  e  Ivano) 

Di  chi  fia  mai  ? 
Iva.  (ironicamente)  Chiedetelo, 

Chiedetelo  a  Veniero. 
Coro  Lo  svela 

Ven.  E  mio. 

Lida  Tuo  ! 

Com.  e  Mal.  Oh  fulmine  ! 

Lida  Io  gelo  !  (a  Veniero)  E  dici  il  vero  ? 

Vept.  Son  Veneto. 

Lida  Oh  dolor  ! 

Tutti  (meno  Lida,  Cornai  e  Malvina) 

Vendica  il  genitore. 
Lida  Ciel  ! 

Tutti  (meno  Lida,  Coniai  e  Malvina) 

Morte  all'  uecisore  ! 
Lida  (risoluta  si  avventa  verso  Veniero 

Muori  !...  (fa  alcuni  passi,  indi  retro- 
cede, lasciando  cadere  il  pugnale)  (Mi  manca  il  cor!) 
Iva.  T'  arresti  ?...  e  slava  sei  ?... 

Coro  Ferisci 

Lida  (con  risoluzione.)  JNo:  son  madre  ! 
(additando  Ven.)  Orbar  non  vo'  del  padre 

Il  figlio  mio  ... 
Iva.  (cogli  anziani)  (Oh  furor  !) 

Mal.  (colle  donne)  (Che  orror  !) 

Lida  (Chi  rattenne  il  braccio  mio  ? 

Chi  raffrena  il  mio  furore  ? 

Lo  potè  quel  Nume  ond'  io 

Sì  possente  ho  in  cor  V  amore. 
Cancellar  non  può  il  pensiero 

La  tua  immagine,  Veniero). 
(ad  Ivan.)     L'  empio  giuro  in  te  ricada, 

Di  mia  fede  ingannator. 
VEir.(aZ'V/.)Quei  tuo  padre?  nell'incanto 

Del  più  lieto  ardente  affetto, 


SECONDO  19 
T'  ho  dannata  a  eterno  pianto, 
E  son  reso  odiato  obbietta. 
O  mia  Lida,  in  me  ricada 
Tutto  il  vindice  furor  ! 
Ivaito,  Gom al,  Slavi,  Malvina,  Donne. 
Qual  tumulto,  qual  conflitto 

Di  pensieri  il  cor   ^  assale  ! 

tv  mia 

sua  €asa  10  ve&S10  scritt0 
Già  1'  estremo  dì  fatale. 
(Sciagurati,  in  voi  ricada 
(Ah  su  i  miseri  non  cada) 

Il  mio  vindice  furor! 
suo 

Lida  (risoluta  a  Feniero) 

Perchè  crudele  e  perfido, 

M'  hai  il  padre  assassinato  ? 
Ven.  Io  noi  conobbi,  credemi; 

Fui  irriso  e  provocato... 

Ah  !  non  sai  tu  che  ingiurie 

Mosser  la  rabbia  in  me. 
Iva.  Mentisci. 
Ven.  Vile  ! 

Iva.  (scagliandosi  col  pugnale  contro  Veniero) 

Or  compiasi 

Il  tuo  destin  tremendo. 
Com.  (pr  attenendo  il  braccio  di  Ivano) 

Ove  trascorri  ?...  arrestati  ! 
Sla.  (sguainando  i  pugnali) 

La  morte  a  lui  ! 
Llda  (frapponendosi)  Che  intendo  ! 

Ven.  (ponendosi  in  guardia  con  la  spada) 

Io  solo  basto 
Lida  e  Com.  a  Veniero)       Arretrati  ! 
Ven.  (ad  Ivano,  additando  gli  Slavi) 

E  sfido  lor  con  te. 
Iva.  Nel  sangue  tuo  detergere 

Vo'  T  onta. 
Vbn.  (ad  Ivano)  Vieni. 
Lida  (con  grido  straziante  coprendosi  il  viso) 

Ahimè  !... 

Tant'  ira  frenate  -  crudeli  un  momento; 
Il  cor  vi  penètri  -  di  madre  V  accento  ! 


20  ATTO  SECONDO 

Se  spose  accoglieste,  -  se  figli  nel  petto, 
Vi  parli  un  istante  -  nelP  alma  pietà. 

Com.    Ivan  non  macchiarti  -  d'  infame  delitto 
IV  amico  difendo  -  in  questo  conflitto: 
Passar  col  pugnale  -  dovrai  questo  petto, 
Innanzi  che  spento  -  Vèniero  cadrà. 

Iva.     Non  odo,  non  sento  -  che  d'  odio  la  voce; 
Sol  parla  allo  Slavo  -  la  speme  feroce 
Di  fera  vendetta  -  che  fer vegli  in  petto, 
Che  sangue  domanda,  -  e  sangue  otterrà. 

Ven.    Di  padre,  di  sposo  -  sopita  è  la  voce, 

Chè  tutto  m7  invade  -  la  rabbia  feroce; 

(agli  slavi)Mdi  pria  che  il  pugnale-trapassi  il  mio  petto, 
Qui  ognuno  di  voi  -  cadere  dovrà. 

Li  da    Veni  ero   rammenta,  -  sei  padre  e  consorte, 
Che  lasci  nel  pianto  -  il  figlio  con  me. 

Ven.  (a  Lido)  Segnata  è  nel  cielo  -  la  mia,  la  tua  sorte, 
O  spento  sotterra  -  o  lieto  con  te. 

ShA.(ad  Iva  )  Dal  sen  della  tomba  -  ascolta  la  voce 
Del  padre  che  chiede  -  vendetta  feroce: 
*  Ivano,  ferisci  -  dell'  empio  sul  petto, 
E  F  ombra  cruenta  -  placata  sarà. 

M ALVINA  e  DONNE 

Terribile  notte  -  di  fiera  vicenda; 

Di  tante  trascorse  -  è  questa  più  orrenda  ! 

Noi  mute,  frementi,  -  straziate  nel  petto, 

Attender  dobbiamo  -  quant'  altro  avverrà. 
Iva.  (a  Com.)  Ti  scosta  ! 
Com.  (ad  Iva.)  T'  arrendi  ! 

Lida  (a  Ven.  ed  Iva.)  lo  v?  offro  il  mio  petto: 

Ferite  ! 
Ven.  (ad  Iva.)       Mi  segui  ! 
Lida  (prostrandosi  a  Ven.)  Pel  figlio...  pietà! 


(Quadro,  abbassi  la  tela). 


21 

ATTO   T  H  E  25  O 

Grotta  praticabile  rischiarata  da  una  face,  -  In  fon" 
do  luogo  remoto  sparso  d'  alberi. 

SCENA  PRIMA 

Veni  ero,  indi  Co  mal. 

Ven.  O  d'  amistà  verace 

Onnipossente  fiamma  ! 
Com.    Caro  Veniero  !  (entrando) 
Ven.  Amico  !  e  più  che  amico 

Padre  ...  Cornai  ,  a  te  deggio  mio  scampo  ! 
Com.        Deh  cessa  ! 
Ven.  A  te  m'affido. 

Com.  Fuggir  da  questo  lido 

Tosto  dèi  tu. 
Ven.  ,        Che  sento  ! 

E  Lida,  e  il  figlio  mio 

Abbandonar  poss'  io  ? 
Com.  Assai  maggior  periglio 

Per  te  sarian. 
Ven.  Oh  cielo  ! 

Disquarcia  il  denso  velo 

Al  dubbio  favellar. 
Senza  vederla  pria, 

Salvezza  non  vorria; 

Se  amor  mi  vuol  sua  vittima. 

Mi  vo'  sacrificar. 
Com.  Per  te  presagio  infausto 

Mi  fa  tremar  il  cor. 
Ven.  Ti  spiega  almen  ! 

Com.  Ascoltami, 

E  fremerai  d7  orror. 
Velato  il  ciel  di  tenebre, 

In  folta  selva  oscura, 

Sognai  veder  al  placido 

Silenzio  di  natura, 

Disteso  fra  la  polvere, 

Tutto  di  sangue  intriso, 

Slavo  vegliardo,  ucciso 


22  ATTO 

Da  veneto  guerrier. 
Ven.  Quali  funeste  immagini 

Richiami  al  mio  pensier  ! 
Com.         Odo  uno  squillo:  splendono 

Mille  pugnali  allora, 

E  mille  grida  echeggiano: 

«Muora,  1'  iniquo  muora  !» 

11  tenebror  diradasi 

Per  cento  faci  accese; 

Te  scorgo  in  gran  pericolo; 

Prendo  le  tue  difese; 

E  come  mobil  spetro 

Volo  gridando  «  indietro  » 

Quand'  ecco  tra  le  folgori 

Voce  tonar  s'  udì. 
«  Prode  Cornallo,  arrestati  ! 

«  Di  lui  vendetta  anelo; 

«  Solo  il  suo  sangue  spegnere 

«  L'  ira  potrà  del  cielo  , 

E  quella  voce  orribile 

Mi  rimbombò  nel  petto, 

Tal  che  destommi  rapido, 

E  rimbalzai  da  letto.  — 

Udisti  ?  segni  or  questi 

Sono  per  te  funesti. 

Che  fai  ?  t'  arrendi  !  ah  seguimi  ! 

Fatai  P  indugio  è  qui. 
Ven.  Son  larve  che  dileguansi: 

I  sogni  di  terror 

Lasciali  al  volgo... 
Com:  Arrenditi  ! 

Ti  muova  il  mio  dolor. 

ry         XT      Vieni,  mi       i.  .     .  i 
Com.  e  Veiv.  tt  .-segu  intrepido 

Vengo,  ti    &  o  r 

Ove  ci  guida  il  fato; 

Come  uno  spirto  etereo, 

Mi  avi  f^costante  a  lato, 
J 1  avrò 

E  d'  amistade  il  palpito 

INeir  ora  del  periglio, 

Sapra  vigore  infondere 

Ognor  novello  in  me; 

E  il  pane  dell'  esiglio 

Dividerò  con  te.      (escono  dalla  grotta) 


TERZO  23 

SCENA  II. 

Coro  di  Slavi,  venendo  dalV  interno  della  grot- 
ta, imbacuccati,  guardinghi;  e  cauti  parlano  som- 
messamente fra  loro. 

1  Coro    Vel  dissi,  quel  veglio  -  non  trovasi  adesso; 

Dolente  ed  oppresso  -  con  lui  ei  partì. 

2  Coro    La  ridda  stanotte  -  vedeste  dei-  morti  ? 

In  orride  grotte  -  lamento  -  s'  udì. 

1  Coro    Di  fiera  vendetta  -  dal  nostro  guerriero 

Il  veneto  altero  -  colpito  sarà. 

2  Coro    Silenzio  !  attendiamo  -  il  cenno  d'  Ivano, 

Raccolti  nel  piano  -  finch'  egli  verrà. 
Tutti     Ma  se  giusta  è  la  vendetta, 

Se  a  Svaran  la  vita  ha  spenta, 
Cor  di  Slavo  non  dissenta 
Contro  il  perfido  Venier. 
Ben  Comallo  ognun  rispetta 
Neil7  amico  del  suo  core; 
Ma  s'  è  stato  un  traditore, 
Ei  trafitto  dee  cader. 

(si  dispèrdono) 

S  C  E  N  A  Ili. 

Ivano  in  grandissima  agitazione  ;  indi  il  Coro 
che  ritorna 

Iva.  Stolto  !  in  Cornai  fidarmi  ?  un  traditore, 

Un  vile  egli  è.  -  Tremate,  iniqui  entrambi  ! 

Ogni  varco  allo  scampo  io  vi  precludo. 

Placar  la  sanguinosa 

Ombra  paterna  solo  a  me  si  spetta. 

L'  infame  nodo  è  forza 

Frangere...  e  tosto...  oli  non  tardare,  o  cielo, 
L'ora  della  vendetta  al  petto  anelo!.. 
Ma  forse  ignara  al  Veneto 
Ella  giurò  sua  fede... 
Forse  tuttor  colpevole 
La  misera  noi  crede... 
Ma  il  padre...  F  ignominia  .. 
L'  onor  degli  avi  miei... 


ATTO 

Gol  sangue  di  quel  perfido 
Tutto  lavar  dovrò. 
(Tre  anziani  appariscono  di  mezzo  agli  alberi) 
Sia  Svaran  vendicato, 

E  il  suo  tetto  non  più  contaminato  ! 
Iva.  (risoluto) 

Vendetta,  sì  giurai 
Sulla  paterna  fossa; 
Del  dì  novello  ai  rai 
Esulteran  quell'  ossa. 
A  lei  d'  eterne  lacrime 
Forse  cagion  sarò... 
Segua  che  puote,  a  compiere 
La  mia  vendetta  io  vo  ! 
Coro  (che  ritorna) 

La  tua  vendetta  a  compiere 
Vieni  con  noi  ! 
Ivi.  Verrò. 
Coro  E  scenderà  terribile 

Sul  vii  che  t'  oltraggiò. 

SCENA  IV. 

L'  esteriore  della  casa  di  Lida  dalla  parte  del  Da- 
nubio. -  Porta  d' ingresso  da  un  lato  a  pianterreno,  dal- 
l' altro  una  scala  di  pietra,  alla  cui  cima  è  una  porta 
chiusa.  Il  fiume  a  pochi  passi  distante  attraversa  la 
scena.  Spessi  alberi  e  canne  lungo  il  margine.  Il  cie- 
lo è  nero,  e  la  luna  vi  traspare  a  traverso  le  nubi.  In 
lontananza  scorgonsi  dei  lumi  che  traspajano  dai  di- 
versi casolari  del  villaggio  sparsi  qua  e  là  per  quanto 
ne  occupa  la  visuale  -  Dopo  brevi  istanti  scorgesi  una 
barca,  in  cui  è  Cornai, stringere  alla  ripa  dietro  la  mac- 
chia e  i  sassi.  Appena  si  è  avvicinata,  apresi  a  un  se- 
gno lentamente  la  porta  di  sopra  la  scala.  La  barca 
sparisce.  Indi  Veniero  avvolto  in  un  mantello,  scende 
rasente  il  muro  ov'  è  uno  sporto  di  legni  e  ginestre. 
Arrivato  all'ultimo  scaglione  si  fermi  a  guardare  la 
sua  casa. 

Veniero  e  poi  Lida 

Vew.  Involarmi  ai  perigli?  Ah  noi  consente  ^ 

Di  questo  cor  la  tempra  !  .  E  V  infelice  ? 


* 


TERZO  25 
E  il  figlio  ?..  il  figlio?...  Se  il  partir  li  salva 
Partasi.  -  Lida,  pargoletto  mio, 
Lo  sposo;  il  genitor  vi  dice  addio  !.. 
hw*(Uscendo  daW altra  porta, accorgendosi  di  Veti* 

Venier  mi  fuggi  ?  e  il  puoi  ? 
Ver.  (Misero  me  !  qual  voce  ?) 

Lida! 

Lida  E  lasciar  mi  vuoi 

Sola  al  supplizio  atroce  ? 
Ven.  Mal  leggi  nel  mio  core 

Quanto  consiglia  amore. 
Lida  Amore  ! 

Veic.  Io  vo'  sottrarmi; 

Al  figlio,  e  a  te  serbarmi. 
Lida  E  a  me  lo  lasci  ? 

Ven.  O  cara, 

Cessa,  mi  strappi  il  cor  ! 
Ah  non  mi  far  più  amara 
Quest'  ora  di  terror  ! 
Lida  Ebben  !  fuggi;  t'  invola; 

Piombi  su  me  la  morte. 
Soccomberò  io  sola 
Siili'  ara  dell'  amor. 
Ven.    O  mia  Lida  !  un  mar  di  pianto 
Qui  sarà  la  mia  dimora  : 
Immolarmi  a  te  d'  accanto, 
Mi  spaventa  sol  per  te. 
Solo,  abbietto,  disperato, 

Mi  sarà  men  crudo  il  fato... 
Ti  risparmia  un  duolo  estremo, 
Che  più  fiero  avrai  di  me. 
Lida    Ah  non  vedi,  o  sventurato, 

Che  mi  strugge  il  cor  nel  seno 
Un  amore  disperato 
Che  maggior  è  assai  di  me  ! 
Se  dannata  io  sono  al  pianto, 
Vo'  morire  a  te*  d'  ac  canto; 
Seguirò  tuo  fato  estremo 
Con  fuggire  insiem  con  te. 
Vieni  quell'innocente 
A  tor  da  sorte  immane. 
Veh.  A  lui  tu  vola,  e  rie  di: 

Non  fien  deluse  e  vane 


2o  ATTO 
Le  nostre  spemi. 
Li  da  Meco 
Pure  venir  tu  dèi... 
Lasciarti  non  saprei 
Un  solo  istante. 
Vin.  O  sposa, 

Non  dorme  la  vendetta; 
Ogni  aura  è  perigliosa... 
Ora  crudel  s'  affretta... 
Li  da  Non  fia,  non  fia,  Venier 

Ven.  Ebben,  lo  vuoi?...  andiamo... 

Ma  Dada... 
Lida  Non  temer. 

A  due        Teco  per  balze  inospiti 
Affronterò  il  periglio; 
Teco  fra  insonni  tenebre 
Divorerò  il  dolor. 
D'  un  raggio  di  letizia 
Ne  fia  conforto  il  figlio; 
Ci  renderà  più  intrepidi 
Questo  possente  amor. 
{Entrano  per  la  -porta  a  pianterreno) 
{Ricomparisce   la  barca  con    Coniai  ,  il  qua- 
le scende  a  terra  inoltrandosi  dubbioso*) 
Com.  Quale  indugio  in  tale  istante  !... 

(5'  ode  rumore  in  mezzo  agli  alberi) 
Che  sarà  questo  rumore?... 
Qual  mistero  in  quelle  piante  ?.. 

(avvicinandosi  dietro  la  porta) 
Su,  Veniero,  affretta  il  pie. 
(Escono  Venier o  e  Lida  ,  seguiti  da  M alvina  por- 
tante un  fardello,  e  un  fanciullo  per  mano,  che 
guidati  da  Cornai  si  avviano  verso  la  barca.) 


SCENA  V. 

Veniero,  Lida,  Comal,  Malvina  ,  e  poscia   Ivano  con 
gli  Slavi 

Voci  fra  gli  alberi 

Fuggono  !...  di  costà  !..* 
Cono  di  Slavi  (uscendo) 


TERZO  21 
Ivan  !  eccoli*...  là  !.... 

(NelV  atto  che  sta  per  imbarcarsi^  Veniero 
è  circondato^) 
Ivano  [Scagliandosi  col  pugnale  a  tradimento  sopra 
Veniero  ,  lo  ferisce  mortalmente). 
Muori,  iniquo  !  ... 
Lida,  Comal,  Malvina  (ad  Ivano) 
Oh  Dio  ! 

Che  festi  ?  . . . 
Veniero  (cadendo  ad  Ivano) 
Traditor  !.,. 

(A  tal  grido  accorrono  contadini  e  contadine  da 
diverse  parti  con  -fiaccole  accese) 
Iva.    Or  son  contento  ...  il  padre 

Ho  vendicato  !  (parte) 
Lida,  Comal,  Malvina  e  donne  Orror  ! 
Slavi  Ei  muor  ! 

(ji  questo  punto  la  luna  che  risplenderà  nel  se- 
renò ,  si  copre  di  oscura  nube). 
Vin.       Compiuta  è  la  mia  sorte  !.. 
Tutto  finì  per  me  !  . 
Oh  sete  inestinguibile  ... 
Sete  di  sangue  !... 
Lida  Ahimè  !.. 

Yen.    Ombra  adirata  ...  attendimi  ... 

Verrò  !  .. 
Lida  Non  proseguir  ! 

Vbn.    Addio  ...  mia  sposa  !  Oh  patria! 
(A  Comal  stringendo  la  destra) 
Amico  !... 

Lida  e  Comal  Oh  rio  mar  tir  !.. 

Ven.       Ora  solenne  è  questa  !... 

Esco  ...  da  un  doppio  esiglio  ... 

Non  maledirmi  ...  o  Lida  ... 

Ti...raccomando...il  figlio... 
Lida  (con  ambascia) 

Per  me  tu  spento  !...  io  teco, 

Teco,  Venier,  morrò  !... 
Gom.       Oh  Ciel  !  ti  perdo  !...  amali 

Giorni  di  duol  vivrò. 
Ven.       Non  mi  obliar...  addio.*. 

Io  moro  !... 


28  ATTO  TERZO 

Lida  (con  grido  acutissimo  cadendo  sul  cadavere  di 
Veniero)  Ah  \ 

CoMAL,    MaLV!!U,  CORO    DI    DONNE,  E  CONTADINI 

Giel  !  spirò. 
Coro       Fu  Svaran  vendicato  ! 

E  il  suo  tetto  non  più  contaminato  ! 
Quadro  analogo.  Abbassi  la  tela.) 

FINE, 


Se  ne  permette  la  rappresentazione 
Per  V  Emo  Vicario  -  D.  Can.  Scalzi  Revisore 

Se  ne  permette  la  rappresentazione 
Avv.  Alessandro  Ricci  Curbastro  Censore  politico 

Se  ne  permette  la  rappresentazione  perla  Deputaz. 
dei  pubblici  Spettacoli  -  C.  Cardelli  Deput.